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Trollbeads

Tutto ebbe inizio nel 1936 quando un orafo danese di nome Svend Nielsen decise di avviare un’attività aprendo un negozio in centro di Copenhagen. Fu uno dei primi cinque orafi in Danimarca ad imparare un’innovativa tecnica americana che permetteva di lavorare l’argento, la tecnica era denominata “fusione  a cera persa”. Svend iniziò a realizzare beads versando argento fuso in uno stampo di gesso che veniva fatto roteare ad alta velocità. Poco a poco l’attività si trasformò in un’azienda in cui molti trovarono un impiego e fu proprio così che alla fine degli anni ’70, in una cantina di Copenhagen, il figlio di Svend, realizzò il primo TROLLBEADS “Facce”, in cui appaiono sei espressioni mimiche, che rappresentano ogni stato d’animo.

Il punto di svolta arrivò nel 1987, quando Lise, la figlia di Svend, donna dal grande con un innato spirito imprenditoriale, aprì una gioielleria. Nel suo negozio vendeva molti gioielli ma il suo entusiasmo era rivolto principalmente a TROLLBEADS, tanto da modificare il concetto e adattarlo alla sua clientela; anziché appendere le sfere ad un laccio di cuoio in base alla moda di allora, Lise li infilò in un bracciale d’argento. L’idea iniziò a diffondersi, fino a quando Lise ideò un nuovo sistema di chiusura a doppia apertura.
La chiusura doppia è alla base dei gioielli componibili perché rimovibile dalla catena senza l’ausilio di pinze o l’intervento di gioiellieri esperti. Con il passare del tempo, vennero realizzati centinaia di esemplati unici, assecondando così ogni richiesta. Il successo fu così grande che si decide di attribuire un nome ad ogni modello creato. Da quel momento l’avventura Trollbeads iniziò. In collaborazione con i clienti, in base ai rispettivi gusti, la collezione cresceva. Così nasceva il concept originale dei gioielli creativi, condiviso oggi da migliaia di persone.
Nel 1997, la seconda svolta: Lise ed il resto della famiglia trascorsero un anno negli USA. Qui s’iscrisse ad un corso di lavorazione del vetro, un’arte che aveva sempre desiderato apprendere. Al rientro in Danimarca, ideò una speciale guaina d’argento per il vetro e l’unione dei due elementi diede i suo frutti: i beads in vetro poterono finalmente essere inseriti sul bracciale.